C’è un senso di appartenenza nelle parole di questa donna capitano di un’azienda che possiamo definire “al femminile”. Stiamo parlando di Cristina De Giusti, AD di Manuel Caffè. Una realtà produttiva con una forte storia di famiglia che negli “ultimi anni ha registrato una crescita importante” grazie alla guida dei tre fratelli: Cristina, Emanuela e Mauro. Uniti dalla passione per il caffè.

 

 

La figura femminile nell’industria del caffè è tema di dibattito in molti contesti, perché è un settore ancora caratterizzato da una gestione maschile. Abbiamo quindi posto alcune domande a Cristina De Giusti, lei ci ha risposto con la passione negli occhi e quel sano senso di pragmatismo che governa lo spirito delle donne.

Cosa l’ha spinta a prendere le redini dell’attività di famiglia?

In realtà la decisione è avvenuta spontaneamente senza tanto ragionamento in quanto giusta conseguenza di un insegnamento imprenditoriale che ho avuto da quando ero bambina. Sono crescita sui sacchi di caffè e il suo aroma inebriante ha condizionato la mia vita. Anche se ho iniziato ad apprezzare e a bere il caffè solo in età adulta. Sono la più piccola di tre fratelli ma da sempre mi sono sentita addosso il senso di responsabilità verso tutta la famiglia, i miei studi mi hanno di sicuro aiutata in questo scopo ma il vero senso di tutto questo è continuare a coltivare la passione verso il lavoro inteso non come fare, ma come un saper fare tutto familiare e italiano perché io mi sento molto vicina alla mia terra.

 

 

Che ruolo ha avuto la figura di sua madre nella sua scelta?

Mia madre è stata una buona maestra in quanto ha dedicato tutta la sua vita alla famiglia e all’azienda, supportando e sopportando mio padre in quella che è sempre stata la sua vocazione: il lavoro. Di lei non ricordo mai una lamentela e di fronte ai problemi ha sempre detto di portare pazienza perché “tutto viene e tutto va a suo tempo”!

Che ruolo ha avuto la figura di suo padre nella sua scelta?

Anche mio padre ha avuto una notevole influenza sulla mia personalità. Pur non essendo fisicamente molto presente in quanto il lavoro lo ha sempre impegnato molto, è sempre stato un punto di riferimento. Ha saputo lasciarmi fare e soprattutto lasciarmi sbagliare, perché la sua filosofia è sempre stata che si impara più dagli errori che dai traguardi. E che la fortuna non arriva per caso, ma bisogna andarla a cercare.

Qual è l’apporto/supporto della sua visione “al femminile”?

Sinceramente non noto molta differenza tra il lavoro al femminile o al maschile. La vera differenza la fanno le capacità, le abilità e le attitudini personali. In azienda la maggioranza della compagine è donna ma forse è solo un caso.

Quali sono i criteri decisionali che la guidano?

Seguo l’istinto. Le decisioni devono venire prima dal cuore e poi dalla testa e se si riesce ad unirle entrambe, la decisione sicuramente è quella corretta.

Come gestisce un ruolo di leadership in un mercato al maschile?

Lo faccio e basta, sempre con un po’ di fantasia, spensieratezza e senza dare importanza al fatto che sono una donna.

 

   

 

Presente in più di 50 paesi e in 5 continenti, oggi Manuel Caffè è sinonimo di un’identità affermata, portatrice del gusto del caffè italiano nel mondo. Ogni prodotto è ambasciatore di una precisa vocazione: proporre agli intenditori e agli appassionati il caffè ideale, frutto del dialogo tra lavorazioni impeccabili, tanta passione, un’innovazione costante, raffinate miscele interpreti di una lunga tradizione. E quella emotività indispensabile per trasformare la bontà in eccellenza e che dovrebbe far riflettere tutti sul fatto che “il fare bene” scavalca molto spesso ogni limite. Anche quello di genere.

 

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